Jura Soyfer (Charkow 1912 – Buchenwald 1939) , ucraino ebreo, viennese d’adozione dal 1920, poeta, cabarettista, drammaturgo, militante socialista, poi comunista che, erede delle ceneri asburgiche e dei bagliori della rivoluzione d’Ottobre , vive e registra creativamente – in un felice e fecondo connubio di artista e intellettuale – le potenzialità democratiche della prima Repubblica austriaca e la sua minacciosa rivoluzione fino all’accordo di Derchtesgaden del 1938. Soyfer è ancora considerato, fino alla sua ufficiale scoperta negli anni 80, il poeta dell’altra Austria, quell’Austria sommersa, in realtà popolare, le cui manifestazioni risultano eccentriche al mito di un’attardata cultura mitteleuropea. Soyfer, attratto dalla vitalità dei teatri viennesi di periferia, scrive e recita al “pian terreno”, e non al “primo piano”della cultura per mantenere sempre un rapporto stretto col pubblico, coinvolgendolo nella rappresentazione aggiornata di conflitti politico – sociali calati nella tradizione di Nestroy, Raimund, Horvàt. L’opera di Soyfer, circa 150 liriche e songs, una decina di testi teatrali, un romanzo non concluso, un graffiante corpus saggistico di genere politico, letterario e drammaturgico, copre un periodo di circa nove anni.
Nel dicembre 1937 viene arrestato una prima volta. Rilasciato dopo tre mesi, è fermato dalla Gestapo il 13 Marzo 1938 a pochi metri dal confine svizzero. Internato nel campo di concentramento di Dachau fino al Settembre, è trasferito in quello di Buchenwald dove muore di tifo il 16 Febbraio 1939, lasciando come testamento e testimonianza di resistenza e speranza il Dachaulied, la cui traduzione italiana di Franco Fortini fu pubblicata il 2 Febbraio 1946 in un numero storico del “Politecnico”.
In questo intenso e convulso arco di vita l’opera letteraria e artistica di Soyfer si sviluppa e cresce con un respiro creativo alimentato dalla sorprendente combinazione di una matrice viennese popolare con un teatro cognitivo e dialettico di ascendenza brechtiana. La componente satirica nei confronti dell’austrofascismo che ne discende, e la sorprendente premonizione delle tragedie imminenti che le sue pièces trasmettono, rispondono all’intenzione di denunciare la verità ridendo e facendo ridere mediante il recupero e la rivitalizzazione di generi popolari, dalla Commedia dell’Arte allo “Stegreiftheater”, ma rivendicando anche il carattere e lo scopo politici dell’arte drammatica, come scrive nell articolo Das politiche Theater.