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| SPETTACOLO
TEATRALE
"La Vera Storia di Ah Q
Tra cane e lupo, secondo Lu Xun"
Dedicato a Gabriele Accomazzo
di Cristoph Hein
Traduzione di Fabrizio Cambi
Edizione italiana a cura di
Tipografia Editrice Pisana
Realizzato con il contributo della
Fondazione Cassa di Risparmio di Asti
DATE RAPPRESENTAZIONI:
25/26 GIUGNO 2010, ore 21,00,
Poirino Teatro Salone Italia
29 GIUGNO 2010, ore 20,00,
Centro Culturale Diavolo Rosso, Asti
nella programmazione del festival ASTITEATRO.
15 SETTEMBRE 2010 ORE 20,00, THEATER DER STADT, GREIZ
GERMANIA, NELLA PROGRAMMAZIONE DEL FESTIVAL Greizer
Theaterherbst e.V.
www.theaterherbst.de
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Produzione
e presentazione
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PARTHENOS associazione
culturale
Via Martiri Partigiani 26 Buttigliera d' Asti (AT)
Tel: 392/0890423
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Cast |
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Scenografia : Parthenos
Costumi : Elisabetta Paduano
Musiche : Those of the Cellar
Sculture: Anita Olivetti
Parrucco e posticci della ditta Mario Audello,
Torino
Regia : Marco Viecca
INTERPRETI
Giovanni Mancaruso
Daniela Placci
Marco Viecca
Andrea Zirio
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Sinossi |
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Il testo, tratto da una celebre
novella cinese di Lu Xun, parla di un tempietto diroccato
utilizzato come rifugio per senzatetto, al suo interno
si intrecciano le vicende umane di Ah Q e Wang, vagabondi
disperati, vittime del loro tempo. Burbero e irruento
il primo, riflessivo e speranzoso nella rivoluzione il
secondo, sono soliti passare le loro giornate al tempietto
dibattendo di politica e delle loro aspettative per un
futuro migliore.
Futuro che, a detta di Wang, sarebbe nato da una svolta
anarchica, convincendo anche Ah Q della bontà dell'ideologia,
sebbene questi non sia del tutto conscio del suo significato.
Coinvolgono nelle loro discussioni anche le figure che
lavorano nel tempietto, in diversa misura coinvolti nel
regime politico in vigore.
Il Guardiano, incaricato di aprire e chiudere il tempio,
il quale vecchio e rassegnato si limita ad adempiere alle
sue mansioni, e Maschera, funzionario di sicurezza che
ha il compito di punire chi trasgredisce le regole del
tempio: tutto controllato dall'autorità suprema
del Grazioso Signore.
Si aggiunge al quadro una monaca, figura angelica e mite
che ogni giovedì porta una zuppa di latte agli
ospiti del tempio; costei si discosta dalle altre figure
in quanto lei sola tratta gli ospiti con umanità.
Ah Q, che non conosce una donna da tempo, tenta di sedurre
goffamente la monaca, la quale tuttavia lo respinge. Frattanto
al di fuori del tempio scoppia la rivoluzione, ma gli
ospiti a stento se ne accorgono, presi com'erano dalle
loro elucubrazioni.
Ah Q senza preavviso lascia il rifugio, quando gli fa
ritorno porta con sé ricchi doni - abiti, sigari,
alcol - che distribuisce agli abitanti del tempio. Egli
porge anche un negligé alla monaca, in un estremo
tentativo di possederla, ma respinto anche in questa occasione,
accecato dal desiderio la stupra e la uccide.
Terminata la rivoluzione, gli attori della vicenda si
rendono conto che il cambiamento non li ha minimamente
toccati, anzi, che tutto per loro - uomini ai margini
della storia - è rimasto immutato.
Ah Q, colpevole di aver ucciso la monaca, si vede condannato
invece per aver derubato il Grazioso Signore e viene condotto
al patibolo. Wang, ormai disilluso e consapevole della
miseria del suo essere, abbandona il tempio e scompare.
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Personaggi |
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| Ah Q: giovane senzatetto
desideroso di riscatto sociale, passa le giornate nel
tempietto a lamentarsi con il suo amico Wang. Impuslivo
e irruento, da un lato si lascia coinvolgere senza esserne
pienamente consapevole nei progetti anarchici suggeritigli
da Wang, dall'altro non resiste al fascino prettamente
materialistico e consumistico dei simboli di benessere
quali sigari, alcol e donne.
Wang: vagabondo amico di Ah Q, pone cieca fiducia
nella possibilità che una rivoluzione in senso
anarchico possa restituire speranza e possibilità
di riscatto al genere umano. Tuttavia non va mai oltre
a discorsi da camera, restando ai margini della rivoluzione
sia prima, durante e - soprattutto - dopo.
Il Guardiano del tempio: vecchio, responsabile
dell'apertura del tempio, tratta gli ospiti male in
tutti i modi possibili. Fa il suo lavoro senza soffermarsi
sulla giustizia delle sue azioni, consapevole tuttavia
della disgrazia in cui vertono le figure che lo circondano
e in cui, in buona misura, vive lui.
Maschera: soldato che ha tentato di ribellarsi
al grazioso signore. Sconfitto, è stato privato
della sua identità e del suo volto - rimpiazzato
da una maschera di ferro - prima di essere posto a guardia
del tempio. Privato del suo essere, obbedisce ciecamente
agli ordini del grazioso signore, quand'anche comportino
l'uso di violenza estrema.
Monaca: unica figura portatrice di umanità.
Tratta con dignità gli ospiti del tempio, prescindendo
l'indottrinamento e le regole inumane del regime. Nonostante
le persone che la circondino non comprendano il bene
che porge e che rappresenta - schernendola e trattandola
con arroganza - non cessa mai di provare sincera pietà
cristiana per loro.
Il Grazioso Signore: figura che non compare
mai in scena, rappresenta il grande burattinaio della
vicenda. Incarna la suprema autorità del regime
e, sebbene sia temuto da tutti, alcuni lo ritengono
un tiranno altri - come Maschera - un padrone severo
ma giusto.
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Autore |
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Christoph Hein è nato
nel 1944 a Heizendorf in Germania e attualmente vive a
Berlino. Dopo numerose esperienze di lavoro come operaio,
libraio, cameriere, giornalista e attore, negli anni Settanta
Hein inizia a scrivere per il teatro. Oltre alla drammaturgia,
si è dedicato alla narrativa, pubblicando anche
libri per ragazzi. Ha ricevuto nel 1982 il prestigioso
Premio "Heinrich Mann". Di Hein sono stati pubblicati
presso le Edizioni e/o: L'amico estraneo, La fine di Horn,
Il suonatore di tango, Esecuzione di un vitello, Fin da
principio. Per il romanzo Willenbrock ha vinto il Premio
Grinzane Cavour 2002.
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Note di regia |
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Il tempietto è per i
due vagabondi una patria in rovina, essi ne parlano come
di un luogo dignitoso, una casa che ha bisogno di lavori
di ristrutturazione (il tetto da riparare), l'arredamento
da rinnovare ( i logori materassi che il guardiano deve
sostituire).
In realtà, nessuno riparerà il tetto, nessuno
si occuperà della sostituzione dei due materassi,
tantomeno il guardiano del tempio, figura triste che evoca
il penoso simulacro di un funzionario addetto al controllo
senza più fondi e strumenti per intervenire a risolvere
i problemi della comunità.
Ah Q e Wang si comportano come i legittimi cittadini del
tempio, accampano diritti, loro è il diritto di
ricevere un vitto migliore, per i due la monaca che porta
la zuppa di latte, diventa quasi una figura istituzionale
preposta al sostentamento e non una benefattrice che per
carità dona del cibo sostituendosi all'autorità
costituita.
I vagabondi vivono una grande illusione, illusione è
la patria, o la presenza di una classe dirigente che si
occupi di loro, dei cittadini. Illusione è anche
la rivoluzione che dovrebbe migliorare la loro esistenza,
la rivoluzione neppure si accorgerà dei due abitanti
del tempietto, tantomeno li ricollocherà in una
posizione migliore, in un luogo migliore. Essi continueranno
ad essere alieni alla società che conta. La rivoluzione,
l'ideologia, sono per Ah Q e Wang concetti, ma in realtà
inesistenti, buoni solo per sperare o buoni per tenere
buoni i due poveracci.
l'intera vicenda appare come un'allegoria della Germania
dell'Est, diroccata e fatiscente come lo stesso tempietto
e trascurata da coloro che dovrebbero averne cura. Lampante
in tal senso è l'esempio del guardiano: svolge
il suo lavoro senza alcuna passione, al tempo stesso non
è convinto della rettitudine del suo ruolo e della
società in cui vive, ma ne trae comunque ogni beneficio.
Come ogni funzionario, si limita ad ottemperare ai suoi
compiti (aprire e chiudere il tempio) senza, ad esempio,
riparare il tetto del rifugio sebbene sia sul punto di
crollare.
Altra figura controversa è Maschera. Dapprima ribelle,
viene estirpato della sua identità e, fisicamente,
del suo volto, rimpiazzato dall'impianto di una maschera
di ferro. Il suo ruolo è di monito a chiunque volesse
sfidare il regime e reclamare il proprio libero pensiero:
egli verrà privato del proprio libero arbitrio
e riprogrammato - proprio come un automa - per essere
il braccio armato del regime. Ah Q e Wang, in questo contesto,
rappresentano il popolino e le sue contraddizioni. Ah
Q, immaturo e ingenuo, incarna le passioni giovanili e
la loro transitorietà: affascinato dall'anarchia
senza conoscerla davvero, alla prima occasione ripone
gli ideali di uguaglianza per sostituirli con i più
concreti feticci di benessere materiale: sigari, bei vestiti,
donne e alcol. Ma nella sua goffaggine non è nemmeno
in grado di gestire l'unica possibilità di emancipazione,
uccidendo l'unica figura benevola e sincera, ossia la
monaca. Wang, dal canto suo, personifica la parte di popolazione
che non sa far seguire i fatti alla parole, rimanendo
testimoni inermi dello svolgersi della storia, rimanendone
irrimediabilmente ai margini.
Al centro della scena una statua bi-fronte del Buddha,
logora anch'essa. Un volto della statua raffigura il Buddha
in meditazione, allegoria dell'armonia delle regole. L'altro
volto della scultura rappresenta un demone, uno spirito
che incarna l'abbruttimento dell'uomo in concomitanza
e della rivoluzione e dello stupro della monaca.
Ah Q e Wang dissacrano e manomettono la statua - e di
conseguenza l'ordine sociale - ponendovi dei simboli della
rivoluzione nella speranza che la loro vita possa migliorare.
In realtà nulla cambia. I due credono di aver partecipato
alla rivoluzione e si aspettano un cambiamento, ma aspettando
non si accorgono che la rivoluzione è già
in atto, e quando se ne rendono conto il cambiamento è
già avvenuto, lasciandoli fuori. Per loro, nulla
è cambiato.
È interessante sottolineare quanto un personaggio
chiave come Ah Q, non sapendo minimamente il significato
della parola 'anarchia', sostenga che 'anche solo gridandola'
si senta meglio.
I vagabondi, nel loro tempietto parlano di rivoluzione,
in realtà l'ideologia vacilla di fronte ai beni
materiali, al piacere della carne. Quello che conta in
questo piccolo mondo di emarginati è la sopravvivenza
e la speranza, le ideologie, quindi, non esistono, sono
delle bandiere appoggiate sugli spalti di uno stadio vuoto.
Il Grazioso Signore, figura che per tutto il tempo aleggia
sulle vite di Ah Q e Wang, è il potere che, amato
e odiato, con il bastone e la carota, tiene le fila di
una società che si regge, come oggi accade in molti
paesi, su di una paternalistica menzogna, alla quale le
persone credono o vogliono credere.
I nostri eroi non cavalcheranno la rivoluzione, non lasceranno
il tempio per una nuova patria felice, continueranno a
vivere coperti dalla neve che cade dal tetto, sui materassi
rotti, o peggio moriranno, e senza zuppa di latte grideranno:
viva l'anarchia!
Lo spettacolo è un progetto nato da un'idea
di Parthenos e del Prof. Fabrizio Cambi, traduttore
di Christoph Hein in Italia, è realizzato in
collaborazione con il Polo Universitario Asti Studi
Superiori e gode del Patrocinio e del sostegno di: Provincia
di Asti, Comune di Asti, Comune di Poirino, Università
di Trento Dipartimento di Studi Letterari - Linguistici
e Filologici, Centro Italo Austriaco, Goethe Institut
Italien, NOUS Torino.
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